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spunti, parole, emozioni, immagini. rapidi, un laser, un gesto, un lampo. nulla di meno. molto di più.




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Nov
12th
Wed
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Facciamo l’ipotesi che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale (…) non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le sucole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C’ è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante (…) comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private (…). Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione è rovinare le scuole. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Laciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
— Piero Calamandrei, 20 marzo 1950 (!!)
Nov
10th
Mon
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Con tutti i suoi difetti, ma la democrazia in America è una cosa meravigliosa, a differenza che altrove. Certo, i candidati vengono scelti dopo un duro apprendistato e non si candidano solo quando sono sicuri di vincere, come altrove. Certo, per il rito di iniziazione all’età adulta gli studenti hanno passato la notte nei sacchi a pelo davanti al maxischermo del loro college senza il conforto di mamme e professori (succede anche questo, altrove). Certo, davanti ai seggi ci sono code chilometriche perchè da quelle parti si ostinano a stare in fila per uno, anzichè sperimentare forme innovative di incolonnamento a fisarmonica, a raggiera, modello arrogance (“lei non sa chi sono io”) o formato parakul (“mi lasci passare, la prego, chè la csa mi va a fuoco e ho dimenticato mio figlio sullo zerbino con un leone a stecchetto da mesi”), molto diffuse altrove.Certo, a Chicago, sperduto villaggio dell’Illinois, ieri sera aspettavano un milione di persone in piazza ed erano terrorizzati dall’idea di non riuscire a gestirle tutte, mentre altrove ne hanno appena ospitate due milioni e mezzo (ma in realtà erano due miliardi e mezzo, anzi due milioni di miliardi e mezzo) senza fare una piega. Certo, laggiù il candidato giovane sembra proprio giovane e il candidato vecchio proprio vecchio, non come altrove, dove al vecchio crescono i capelli e il giovane fa cascare le braccia.
Sì, con tutti i suoi difetti, ma la democrazia in America è davvero una democrazia. A differenza che altrove.
— Massimo Gramellini, “No we can’t” in Buongiorno America, La Stampa 05/11/2008
Oct
23rd
Thu
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Viviamo in un’epoca in cui, forse più di ogni altra, il denaro è diventato l’unico generatore di senso. Infatti, l’avere, inteso come unica grammatica esistenziale, finisce per portare allo smarrimento non solo della valenza etica del bello, ridotto a possesso, lusso, utilità, ma a obliterare anche quel mistero di cui ognuno di noi è portatore, poiché si pensa che, in un mondo fatto solo di cose, tutto sia descrivibile sul piano quantitativo, privo di vitalità, eticamente neutro e riconducibile solo alla quantità di denaro con cui lo si può comprare. In definitiva, con il denaro misuro non solo la quantità, ma anche la qualità del mio vivere e del mio essere di fronte agli altri. Il suggestivo passo di Marx qui riprodotto, tratto dai “Manoscritti economico-filosofici del 1844”, nella traduzione di Norberto Bobbio, chiarisce efficacemente quanto abbiamo detto: “Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore. Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l’effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il possederne è bene; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?”.

sono giorni che rifletto su quanto accade a livello economico e sono giorni che, più divento consapevole, più mi chiedo come sia possibile che la vita di ciascuno di noi, i fallimenti, le gioie, i dolori siano assurdamente filtrati dal possesso, accumulo o scambio di denaro.
prendo atto che il mezzo attraverso cui larga parte delle persone fa discendere la valutazione del proprio benessere e/o soddisfazione sia il volume di denaro: posseduto o scambiato.

Il potere del denaro

Oct
20th
Mon
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Oct
18th
Sat
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“Consapevole del pericolo che incombe sull’economia reale - spiega Schifani - l’Europa trovi una sintesi su temi altrettanto importanti, come quello della tutela dell’ambiente, ma sicuramente meno emergenziali rispetto alla crisi finanziaria e al rischio di recessione”.

A differenza del capo dello Stato Napolitano che aveva avvisato della necessità di tenere conto dell’ambiente, il ministro Brunetta entra nella discussione a gamba tesa. “E’ una follia”, tuona il ministro della Funzione pubblica parlando a Buttrio in provincia di Udine dove partecipa a una convention all’università. “L’Italia bene ha fatto a rallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati dieci miliardi di euro in più al 2020. Vogliamo controlli di tipo ambientale - ha concluso Brunetta - che non uccidano però le nostre imprese e le nostre famiglie”.

siete dei pazzi, cresciuti a una scuola di pazzi quale è quella liberista. tanto che il vostro nano presidente adesso prevede l’intervento dello stato.
ma andate a cagare voi e tutta la scuola di chicago. (appunto)